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La situazione dei diritti delle donne in Polonia

Dal 22 al 24 maggio, ho visitato la Polonia prendendo parte ad una delegazione della Commissione per i diritti delle donne del Parlamento Europeo. Scopo della missione è stato quello di monitorare e valutare la situazione dei diritti delle donne in Polonia, soprattutto alla luce delle recenti leggi adottate e delle posizioni del Parlamento espresse in alcune risoluzioni. Insieme a me, erano presenti Maria Arena, deputata belga del gruppo dei Socialisti, Malin Bjork, deputata svedese della Sinistra Europea, e Terry Reintke, deputata tedesca del gruppo dei Verdi. In questa "tre giorni" è stato possibile incontrare i rappresentanti del Governo polacco, del Senato, della società civile e del mondo accademico. Tra le persone incontrate Adam Lipinski, Segretario di Stato, Jaroslaw Duda, Presidente della Commissione per la famiglia nel senato, Gronkiewicz-Walts, Sindaco di Varsavia. Numerose le ONG incontrate. Questa mattina si è svolta una conferenza stampa conclusiva, in cui si sono sviluppati i punti principali discussi durante la visita.

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Tra questi principalmente tre:

1) il tema della violenza contro le donne e l'attuazione della Convenzione di Istanbul;

2) la salute e i diritti sessuali e riproduttivi;

3) l'accesso al mercato del lavoro.

Se sotto alcuni aspetti la Polonia ha dimostrato di aver conseguito notevoli passi in avanti rispetto al passato, è emerso tuttavia che vi è ancora molto lavoro da svolgere.

In materia di violenza contro le donne è emersa la necessità di superare alcuni retaggi culturali e di migliorare la tutela nei confronti delle donne, sia in termini di informazione e prevenzione, che in termini di assistenza e supporto durante e dopo le violenze. Ulteriori misure servono per difendere le vittime e per allontanare i colpevoli, prevenendo possibili reiterazioni dei reati. Il quadro legislativo è risultato essere piuttosto frammentato e la delegazione Parlamentare ha reiterato la necessità di uniformare le misure in essere, andando avanti nell'applicazione della Convenzione di Istanbul. Altro problema affrontato è stato il finanziamento discriminatorio delle ONG (non sono ad esempio finanziate pubblicamente le ONG che si occupano di sole donne, in quanto tali servizi non vengono considerati neutri dal punto di vista del genere).

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Per quel che riguarda la salute e i diritti sessuali e riproduttivi, si è preso atto del fatto che vi è una carenza di dati statistici attendibili e veritieri. Molte discordanze sono state rilevate e si è evidenziato che molte situazioni irregolari vengono reiterate soprattutto per quel che riguarda gli aborti. A tal proposito, esiste una legislazione restrittiva che consente l'aborto in casi eccezionali e, in particolare, quando è in pericolo la vita della madre o quando sono a rischio la salute della madre stessa o del bambino. La legge tuttavia viene sovente non applicata in maniera corretta e la delegazione parlamentare ha chiesto una migliore attuazione per garantire i diritti di tutte le donne in un quadro legale e sicuro. La legge in materia di aborto è stata oggetto di numerose proteste nello scorso mese di ottobre ("black protest"). In aggiunta, il Governo polacco ha confermato di non finanziare pubblicamente la fecondazione in vitro e di preferire altri metodi innovativi e alternativi. Il Governo polacco, inoltre, sostiene l'obiezione di coscienza.

Infine, per quel che concerne l'accesso al mercato del lavoro, si è preso atto di una situazione variegata e non sempre uniforme, soprattutto tra grandi e piccole città. Il Governo ha adottato un programma denominato 500+, attraverso il quale vengono assegnati 500 sloti (circa 120 euro) mensilmente a ogni famiglia che fa almeno due figli. Si sta ora verificando la possibilità finanziaria di estendere tale misura anche alle coppie non sposate.

Combattere la violenza contro le donne è una priorità. Occorre implementare la Convenzione di Istanbul, ma ciò non basta. Questo è solo un primo passaggio che però non è sufficiente. L'Italia, ad esempio, ha adottato, ratificato e implementato la Convenzione di Istanbul. Tuttavia i casi di violenza sono ancora numerosi e il problema non è stato eradicato. Bisogna quindi guardare oltre e continuare a lavorare e lottare per risolvere il problema in concreto e non solo sulla carta. In Polonia sarebbe necessario uniformare la legislazione, in quanto il quadro appare notevolmente frammentato. Per quel che riguarda la salute riproduttiva è preoccupante il fatto che vi siano notevoli aborti clandestini e ciò costituisce sicuramente un'emergenza. È bene che la legislazione esistente venga attuatta correttamente e in pieno. Purtroppo abbiamo notato una mancanza di dati statistici aggiornati e tutte le parti incontrate hanno fornito informazioni differenti. Auspichiamo che in futuro vi sia maggiore certezza per dati veritieri corrispondenti alla realtà.

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"Spose bambine", un gravissimo problema anche europeo

Nel mondo, oltre 700 milioni di donne e ragazze vive si sono sposate prima del loro 18° compleanno. Il matrimonio prima dei 18 anni d’età è considerato violazione fondamentale dei diritti umani e spesso compromette lo sviluppo delle ragazze causando maternità precoce e isolamento sociale, interrompendo la loro istruzione, limitando le loro opportunità professionali, mettendole a rischio di violenza domestica e di malattie sessualmente trasmissibili come l’HIV.

A causa della crisi umanitaria e delle correnti migratorie, l’UE si è ritrovata a dover rispondere in modo immediato agli afflussi di spose bambine in Europa con risultati che hanno fatto emergere la mancata capacità dell’Unione di proteggere e gestire queste ragazze. Alcuni Stati membri hanno revocato politiche che proibivano alle spose bambine di vivere con i loro mariti poiché la separazione viene ritenuta una violazione dell’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani, che garantisce il diritto ad una vita privata e familiare. Altri, come la Svezia e la Norvegia, continuano a separare le spose bambine dai partner onde evitare l’abuso sui minori.

Porre fine al matrimonio infantile rappresenta una priorità per salvaguardare la vita delle bambine e per contribuire alla rottura del ciclo intergenerazionale della povertà che permetterà alle ragazze e alle donne di istruirsi, emanciparsi e vivere in salute e sicurezza.

Si chiede quindi alla Commissione:

• Quali azioni sta intraprendendo la Commissione Europea per far fronte ai recenti afflussi di spose bambine in Europa?
• Ci sono iniziative volte a stabilire un’età minima per tutti gli Stati membri affinché il matrimonio o l’unione civile vengano contratte in modo “libero e totale” in rispetto all’art.8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani?
• Se sì, quanto tempo bisogna aspettare prima che l’Unione Europea sviluppi misure e strumenti per affrontare questa grave problematica non solo nel breve ma soprattutto nel lungo termine?

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La tratta degli esseri umani, un fenomeno aberrante

La tratta degli esseri umani, una complessa pratica criminale che genera utili stellari ed è difficile da smantellare, è stato l'oggetto del mio intervento questa sera in Plenaria a Strasburgo. Questo crimine aberrante è ancora oggi troppo poco perseguito ed a rimetterci sono le donne in particolare. Ascoltate...

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Disparità di retribuzione tra uomini e donne

La disparità di retribuzione tra uomini e donne, anche chiamata “gender pay gap”, ovvero la differenza salariale a parità di lavoro svolto tra uomini e donne, è un tema particolarmente sentito a livello comunitario e non a caso dal 2011 la Commissione europea ha indetto una giornata dedicata alla sensibilizzazione su questa delicata questione, che è stata affrontata in settimana in riunione di Commissione FEMM. Questo il mio intervento.

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8 MARZO, DENUNCIARE NON BASTA PIU'

"Ti piacerebbe essere l'atleta che corre più veloce al mondo, che sa già che ad ogni gara arriverà secondo?
Ti piacerebbe essere il cantante con la voce più bella al mondo, che sa già che ad ogni festival arriverà secondo?
Ti piacerebbe essere il miglior giocatore di scacchi al mondo, che sa già che ad ogni sfida arriverà secondo?
Ti piacerebbe essere lo scienziato più geniale al mondo, che sa già che il suo brevetto arriverà secondo?

Perché una donna italiana, che sia madre o single, che studia, che lavora... Deve sempre arrivare seconda?

Oggi le donne italiane hanno una sola colpa: essere donna. Alle donne italiane non interessano le quote rosa senza merito: vogliamo il diritto di partecipare sapendo che vincere o perdere dipende soltanto da noi. E allora, se vogliamo cambiare le cose davvero, dobbiamo essere le prime a pretenderlo".

Al Parlamento europeo sono in arrivo tre importanti rapporti che vogliono tutelare i diritti delle donne: sull'uguaglianza di genere, sull'emancipazione economica delle donne e sul divario pensionistico di genere.

Sembra incredibile ma ancora oggi, anche dal cuore dell'Europa, bisogna combattere contro retaggi di un passato che ormai crediamo dimenticato. Ma che in verità mina pesantemente il presente; basta ricordare le recenti e imbarazzanti (per usare un eufemismo) dichiarazioni del deputato polacco Janusz Korwin-Mikke nel corso dell'ultima seduta plenaria a Bruxelles. Le ricordiamo proprio oggi, per non dimenticarci contro cosa stiamo ancora lottando: "Naturalmente le donne devono guadagnare meno degli uomini. Perché sono più deboli, più piccole e meno intelligenti".

Questa sub-cultura indegna dell'essere umano dev'essere estirpata, ogni giorno dell'anno, per molti anni. E non solo in occasione dell'8 marzo. Bisognerà impegnarsi fino a quando anche l'ultimo rimasuglio sarà cancellato dal background culturale dell'Europa. È questa una delle tante missioni su cui le istituzioni devono cambiare passo in modo deciso.

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Daniela Aiuto

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