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  • DANIELA AIUTO - PORTAVOCE DEL MOVIMENTO 5 STELLE AL PARLAMENTO EUROPEO - GRUPPO EFDD
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LAPIDAZIONE - UNA TORTURA ATROCE NEI CONFRONTI DELLE DONNE

Ci ritroviamo qui oggi per affrontare un tema molto delicato, che vede come protagoniste le donne, e l'ennesima espressione di violenza contro di esse. Parliamo infatti di lapidazione. La lapidazione è un tipo di pena di morte, diffusa fin dall'antichità, nella quale il condannato è ucciso attraverso il lancio di pietre. Un supplizio che spesso avviene con la partecipazione della folla, ed usato fin dall'antichità per punire prostitute, adultere, assassini, apostati e omosessuali, spesso giudicati in maniera sommaria e senza un giusto processo. La lapidazione, che in lingua araba si chiama Rajm, è ancora oggi presente nella giurisprudenza di alcuni stati totalmente o parzialmente islamici, come Nigeria, Arabia Saudita, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Afghanistan e Yemen. In Iran è stata formalmente abolita nel 2012.

La lapidazione nella Bibbia
Le prime e più antiche forme di lapidazione sono presenti già nei racconti biblici, ed era basata sulla nozione della responsabilità nell'esecuzione di tutta la comunità, i cui rappresentanti avevano pronunciato la sentenza.
La lapidazione avveniva fuori dal campo, durante l'epoca nomade degli ebrei, o della città più tardi. Il condannato veniva avvolto in un sudario bianco e seppellito fino alla vita, se si trattava di un uomo, e fino al petto, se si trattava di una donna, e la folla intorno a lui/lei scagliava le pietre. I testimoni erano tenuti a scagliare per primi la pietra.
La legge biblica puniva con la lapidazione trasgressioni quali: il culto di altre divinità, l'incitamento all'idolatria, l'infrazione del sabato, l'adulterio, l'insubordinazione ai genitori.

La lapidazione nei paesi islamici
Anche se nel Corano non esiste alcun accenno alla lapidazione, alcuni Stati con popolazione a maggioranza musulmana, l'hanno adottata nel proprio ordinamento giuridico, sostenendo di osservare le prescrizioni islamiche e in molti casi viene comminata da parte di corti islamiche non ufficiali, spesso tribali.
In arabo la lapidazione, come già accennato prima, è chiamata Rajm, ed è riferita alla pena prevista nel diritto islamico per il reato di zina (ossia relazione sessuale illecita).
Secondo le scuole islamiche shafi'ita, hanbalita, hanafita e secondo gli sciiti, la pena della lapidazione è prevista solo per l'adultero sposato e il suo partner, a condizione però che il crimine di zina sia testimoniato da 4 testimoni, guarda caso 4 uomini adulti.

Dove la lapidazione è usata come pena di morte?
Senza voler entrare nel merito della discussione sulla pena di morte, per altro ripudiata dall'Unione Europea, vale la pena di sottolineare che, sebbene la legge internazionale sui diritti umani non proibisca in modo assoluto la pena capitale, essa vieta in modo specifico tali sentenze a seguito di processi iniqui, così come l’esecuzione di madri con figli in età di allattamento.
Tale divieto é stato ribadito dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite nel 1984, dichiarando che la pena capitale non debba essere imposta nei confronti di madri con figli in età di allattamento, nonché nella risoluzione 2005/59 della Commissione sui diritti umani delle Nazioni Unite, che sollecita gli Stati che mantengono la pena di morte a escludere da questa punizione le madri con figli che dipendano da esse. Tuttavia, numerosi sono i paesi che non hanno rispettato, e non rispettano tali divieti.
Negli ultimi anni, infatti, alcuni Stati hanno effettivamente condotto la lapidazione come pena di morte: parliamo di Iran e Somalia, ma anche in Pakistan ci sono state delle condanne a morte per lapidazione, aggravate dal fatto di essere state eseguite a seguito di sentenze emesse da tribunali extra-giudiziali.
Oltre che in Pakistan, la lapidazione, anche se non riconosciuta come sanzione ufficiale di morte, viene applicata in Afghanistan, Iraq e Mali. Si tratta di una punizione estremamente crudele e disumana; una violazione del diritto alla vita, così come sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dal Patto internazionale sui diritti civili e politici.  Una condanna a morte tramite lapidazione è una violazione del divieto di tortura così come stabilito dalla Convenzione contro la tortura, sottoscritta anche da Iran, Afghanistan, Iraq, Nigeria e Sudan, paesi dove invece viene a tutt'oggi praticata.
Secondo tale Convenzione "nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o punizioni crudeli, o trattamenti inumani o degradanti". Tale convenzione ha raggiunto il livello di diritto consuetudinario per il forte consenso che ha riscosso da oltre cinquanta nazioni, tra cui molte nazioni musulmane. Anche se secondo la legge islamica la lapidazione è applicabile ad entrambi i sessi, sono sempre le donne a subire questa inumana atrocità. La lapidazione è vista come il culmine violento della libertà delle donne sulla base di una moralità sessuale.
A causa di una interpretazione patriarcale della religione e di una cultura misogina, più in generale, le donne sono le principali vittime, poiché percepite come portatrici di "onore" e, come tali, il fatto che commettano zina, ossia adulterio, è visto come una trasgressione più grave di quello commesso dagli uomini e per questo motivo viene punito in maniera più incisivo.
In Iran la criminalizzazione della zina e stata schiacciante contro le donne perché gli uomini iraniani godono sia di un diritto unilaterale di divorzio, sia del diritto di sposare due mogli in maniera permanente, in matrimoni poligami, sia un numero illimitato di mogli in modo temporaneo. La concettualizzazione delle donne come portatrici di "onore" arriva a far considerare lo stupro come adulterio, poiché viene visto anche come un crimine contro la morale e l'onore, e pertanto la donna, vittima di violenza, deve essere condannata a lapidazione in pubblica piazza.
Ciò è ben dimostrato dal noto caso di Aisha Ibrahim Duhulow, una ragazza di 13 anni, che il 27 ottobre 2008, è stata lapidata a morte per 'adulterio' di fronte a 1000 persone in Somalia. In realtà la povera ragazza non aveva tradito nessun marito geloso, la verità è che Aisha era stata stuprata da tre uomini e per avere giustizia si era rivolta ai miliziani di "al Shabab", che controllavano la zona.
A differenza della povera sventurata, nessuno dei tre stupratori è stato arrestato. Secondo quanto riporta Amnesty International, Aisha è stata trascinata a forza dai propri carnefici nello stadio, dove è stata interrata e 50 uomini addetti all'esecuzione hanno iniziata a colpirla, usando pietre che erano state scaricate li da un camion. È anche importante notare che molte donne condannate alla lapidazione sono state vittime di matrimoni forzati e precoci, e di abusi fisici e sessuali di lunga data. Esse, in molti casi, erano tratte in adulterio a causa della loro impossibilità di ottenere il divorzio dai loro mariti violenti.

Il clima politico-legale
È importante riconoscere la connessione tra la pratica della lapidazione e il clima politico/giuridico più ampio. La lapidazione è un sintomo dell'esistenza di un sistema legale parallelo che permette l'esecuzione di fiqh (giurisprudenza islamica), in forma di Sharia; tuttavia è anche intrinsecamente legata ad un'atmosfera politica di estrema repressione. La lapidazione in paesi come l'Iran è parte di un sistema legale corrotto e repressivo caratterizzato dalla mancanza di un giusto processo, con confessioni forzate e condanne arbitrarie. Anche se la lapidazione, in Iran, è stata vietata dal 2012, le leggi che riguardano la lapidazione non sono mai state rimosse dal codice penale.

Conclusioni
Concludendo, mi preme affermare quale ritengo sia il nostro primario dovere oggi, attraverso l'opportunitá offerta da questo incontro. Il nostro compito infatti, deve essere quello di portare alla luce i tanti episodi di lapidazione che rimangono nel silenzio, di condannarli pubblicamente e di pretendere il rispetto del diritto internazionale da parte di quei Paesi con i quali l'Unione Europea non esita ad intrattenere rapporti commerciali ed economici, facendo passare in sordina le ripetute violazioni dei diritti umani piú fondamentali. Non é accettabile l'atteggiamento ipocrita di una Europa sorda al grido di dolore delle donne usurpate della loro vita e della loro dignitá, mentre essa ci sente benissimo se a risuonare sono i petrol-dollari.

Daniela Aiuto

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